QUANDO UN PAESAGGIO CAMBIA, CAMBIA QUALCOSA ANCHE DENTRO DI NOI.
A Giugno, durante le mie vacanze in Salento, mi sono trovata davanti a un paesaggio che quasi non riconoscevo più: un iconico scorcio della scogliera conosciuto a tutti come l’Arco degli Innamorati, era crollato la scorsa primavera.
Quella piccola marina è per me una seconda casa, e quel luogo uno dei miei posti del cuore (ne avevo parlato anche in quest’altro articolo), custode di tanti ricordi legati alla mia infanzia e alla mia adolescenza. Ritrovarlo crollato in mare ha scaturito in me una sensazione difficile da spiegare: il luogo era lì, davanti ai miei occhi, eppure sembrava aver perso qualcosa.
Non riuscivo a spiegare quella sensazione, finché non mi sono imbattuta in una parola che non conoscevo: solastalgia.
COS’É LA SOLASTALGIA?
Il termine solastalgia è stato coniato nel 2005 dal filosofo ambientale australiano Glenn Albrecht. Descrive il dolore, il senso di perdita e lo spaesamento che possiamo provare quando un luogo a cui siamo profondamente legati cambia al punto da non farci sentire più a casa.
A differenza della nostalgia, che nasce quando siamo lontani da un luogo, la solastalgia si prova rimanendo lì. È la sensazione di assistere alla trasformazione del paesaggio senza poter tornare indietro. Spesso viene collegata ai cambiamenti climatici, agli incendi, alla siccità, alla scomparsa dei ghiacciai o alla perdita della biodiversità.
Ma forse riguarda anche qualcosa di più vicino a noi.
QUANDO UN LUOGO SMETTE DI ESSERE CASA
La natura non è soltanto uno scenario. È una relazione.
Noi stiamo bene nella natura non solo perché ci rilassiamo. Stiamo bene perché costruiamo un legame con i luoghi e questa relazione costruisce in noi un senso di appartenenza. E così quando quel luogo cambia non perdiamo soltanto un paesaggio, perdiamo anche una parte della relazione e di noi.
Se la relazione con la natura contribuisce al nostro benessere, allora prendersi cura della natura non è soltanto un gesto ecologico. È anche un modo di prenderci cura di noi stessi.
Più riflettevo sulla solastalgia, più mi rendevo conto che questa parola parla anche di noi.
Ci sono momenti della vita in cui ci guardiamo allo specchio e facciamo fatica a riconoscerci perchè la nostra vita continua e con lei anche il nostro “paesaggio interiore” cambia. E forse anche qui sperimentiamo una forma di solastalgia: il desiderio di tornare in un luogo emotivo che non esiste più.
E allora come si affronta la solastalgia? Non credo esista una soluzione, ma esistono piccoli gesti come camminare lentamente, osservare, raccontare, custodire, condividere…che fanno sì che quel luogo -e quella parte di noi- viva per sempre.
C'è un luogo che ami e che, pur esistendo ancora, senti di aver perso?
Se ti va raccontamelo qui, mi piacerebbe leggere la tua storia.
